PER QUESTO nuovo ANNO,

vi auguriamo di Passeggiare con la Terra...


Per questo nuovo anno, ci piace augurare (a tutti compresi noi :) che quando avremo la fortuna di scrollarci la città ed entrare in un bosco, in un prato o in qualche altra bellezza terrestre, non faremo una passeggiata nella Natura, ma con la Natura. Fa la differenza! 
Sentirsi parte della Terra o camminarci semplicemente sopra? 
Cambia tutto.
Ma cambia come? 
Come può cambiare una pennellata di colore su un albero in bianco e nero...
Diventa vivo.


Piccolo inno alla liberazione


Secondo Jane Goodall, la famosa primatologa, Wounda "ha ritrovato il suo “paradiso” ovvero la foresta del Congo dove è stata liberata. 

video della liberazione di Wounda nella foresta del Congo 

Wounda è una femmina di scimpanzé salvata dal Chimpanzee Rehabilitation Center di Tchimpounga che era stata recuperata pelle ed ossa dopo che i cacciatori avevano ucciso il suo branco. Situazioni come queste, sono purtroppo comuni e caratterizzano la caccia di frodo che ancora oggi rifornisce strutture della cattività occidentale e tavole imbandite di cucina esotica.

Auguriamo a tutte e tutti di fare della propria vita un inno alla liberazione, propria e altrui....


Mare di nuvole sulla valle - Vista dal rifugio Jumarre (Angrogna - TO)

Da oggi voglio attivare una lente di ingrandimento sul Processo.

Reduce dal workshop "Interpretive Design", tenuto in Val Pellice al rifugio Jumarre dal papà dell'educazione alla terra Steve Van Matre, penso e ripenso alle sue parole.
Penso e ripenso al Processo. Quando Steve parlava dei "gioielli" da difendere, da rendere amati, si riferiva a quei luoghi della Terra che custodiscono bellezza. Per proteggere questi luoghi è necessario entrare in contatto con la loro meraviglia. Se si accolgono delle persone in visita ad un "gioiello", un modo per arricchire l'esperienza di questi visitatori sarà quello di attivare una lente di ingrandimento sul Processo. Un processo naturale o culturale, qualcosa che ha prodotto quell'aspetto meraviglioso, qualcosa in movimento che è vivo e che permetterà, se captato, di apprezzare il gioiello ancora di più in quanto ci renderà parte attiva di quel Processo. 
Il Processo quindi, non il prodotto. Anche se... siamo nell'era dei prodotti. Noi non sappiamo quasi più da dove provengono le cose che ci circondano e, purtroppo, sappiamo molto poco anche dei viventi che ci circondano: delle verdure che ci troviamo nel piatto, degli animali non umani che orbitano intorno alla nostra esistenza, delle donne e gli uomini che non conosciamo ma che vediamo ogni giorno e che hanno storie molto diverse. Se entrassimo nel processo che ha portato a ciò che ci circonda, questo avrebbe davvero più importanza per noi, non potrebbe essere estraneo alla nostra vita, non potremmo più non amarlo.
Diceva la volpe al Piccolo Principe: "L'essenziale è invisibile agli occhi. E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante". La volpe voleva essere addomesticata, nel senso di "creare legame" come lei sosteneva. Sostenenva anche che gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Aveva ragione la volpe. Se si conoscono le cose, le persone, se si consoce la loro storia, allora diventa importante. 

Particolare del murales all'interno del rifugio Jumarre che ritrae la leggenda della zona
Secondo la leggenda domina la valle un guardiano di pietra

Una breve storia, tra le tante che Steve ha raccontato, ha toccato alcune mie corde. La storia di Zul. Zul era un elefante che ha ucciso il suo padrone. Così, per punizione, è stato rinchiuso in una stanza in cui ha vissuto per 27 anni. 27 anni. Alcuni bambini sono stati portati a visitare Zul. Ma ciò che vedevano non era che un prodotto. Vedevano ampie orecchie, vedevano la proboscide e la pelle grigia e grinzosa. Ma quello che vedevano era solamente un prodotto. Il Processo di Zul è la sua storia, la sua terra, la cura che gli elefanti hanno dei piccoli, la società di tipo matriarcale, il cimitero degli elefanti, la veglia funebre di fronte ad un membro del gruppo durante il trapasso. Il Processo di Zul è la sua vita selvatica, quella che gli era stata tolta, l'oltraggio alla libertà, al suo gesto per esser stato rapito e incatenato. 


Per informazioni sull'educazione alla terra
www.eartheducation.org

VI invitiamo a festeggiare una settimana speciale!
dal 16 al 23 novembre settimana europea per la riduzione dei rifiuti.


Per pensare a come non fare del mondo una pattumiera... proponiamo un piccolo laboratorio creativo per trasformare gli scarti di carta in piccoli block notes.


ARRIVANO I BAZU-NOTES!
AUTOPRODUZIONE DI ECO-NOTES 


PER PRENDERE APPUNTI,
FERMARE I PENSIERI,
RISPETTARE GLI ALBERI


Mercoledì 20 Novembre 2013 dalle 19.00 alle 20.30
Circolo Arci Bazura
Via Belfiore 1 TO

Ingresso LIBERO con tessera arci

.
Incontri tra l'erba

"Ci sono sempre degli animali nelle mie parole.
A volte sono rapaci che volano nella notte senza permesso. Se ne fregano loro della torre di controllo. Picchiano in picchiata ad alta velocità per poi planare plastici disegnando il paesaggio di getto.
Altre volte sono bestie belle che camminano sualla testa zampettando pulite. 
Oppure sono avvoltoi felici e guacchianti che s'innamorano del nero sempiterno dilemma del nulla."

Troglodita tribe S.p.a.f.


Questo breve scritto poetico fa parte di una serie di pensieri dedicati alla Natura che la Troglodita tribe ci regala attraverso i suoi libelli creativi. La loro è un S.p.a.f. ovvero una società per azioni felici, come felice è il sentimento nel leggere i loro piccoli e preziosi racconti.


Progetto Radichetta consiglia a tutti di prender spunto dalla loro creatività e il loro impegno in favore di un mondo migliore, che si costruisce ogni giorno attraverso ciò che noi siamo e facciamo.
La Natura ci entra dentro se le lasciamo lo spazio di farlo. Andiamo a cercare angoli e scorci, anche nelle nostre città. La Natura ha il coraggio di esistere, sempre. Se vi capita di sdraiarvi su di un prato, attendete qualche secondo e lasciate che i sensi si nutrano. Il tatto, l'udito, l'olfatto, la vista tutti insieme nell'ascolto. Se vi capita, uscite ogni tanto di casa per incontrarla, con il corpo leggero come abiti estivi e il cuore puro..


“Balza dal letto di buon mattino e parte soltanto se ha la mente lucida, il cuore puro e il corpo leggero come un abito estivo. Non porta provviste con sé. Berrà l'aria fresca, in cammino, e aspirerà i salubri odori della campagna. Lascia a casa le armi e si accontenterà di aprir bene gli occhi. Gli occhi che servono come reticelle dove le immagini si imprigionano da sole.”


Jules Renard, Storie naturali


Mani in pasta
    Laboratori pratici proposti da Progetto Radichetta per 
    sperimentare, annusare, toccare, giocare,
    rispettando la Natura

    Per trovare tutte le informazioni cliccare qui


     

RIFIUTI
    Dalla carta alla... carta senza passare per gli alberi: auto-produrre la carta riciclata
Durante il laboratorio verrà descritto il metodo di fabbricazione della carta e gli strumenti per attuarlo. I bambini saranno invitati a partecipare a tutte le fasi di produzione, dalla scelta della carta di riuso da utilizzare fino alla creazione di fogli riciclati che potranno essere impiegati per realizzare quaderni o creazioni artistiche.

Materiale richiesto da portare: fogli di riuso non patinati

          Corso di auto-produzione di eco-notes
Il laboratorio ha lo scopo di insegnare il modo per creare un quaderno assemblando materiali di riuso (fogli usati e ritagli di giornali). Ogni bambino potrà costruire il proprio quadernino, personalizzarlo e imparare semplici metodi di rilegatura.

Materiale richiesto da portare: fogli di riuso bianchi da un lato, ritagli di giornali usati, cartoncini usati (vanno benissimo i pacchi della pasta/riso/merendine)
     Dalla camera d'aria alla giocoleria
Durante il laboratorio si procederà alla costruzione di un famoso strumento di giocoleria di strada: il bastone dei fiori. Il bastone dei fiori verrà costruito con listelli di legno e camere d'aria lavate. I bambini prenderanno visione di tutte le fasi di costruzione e parteciperanno all'assemblaggio per costruire ognuno il proprio strumento. Al termine della lezione verranno date le prime indicazioni per insegnare l'uso del gioco.

Materiale richiesto da portare: camere d'aria
    Color color... umido! Colorare con gli scarti di cucina e altri colori naturali
Laboratorio sulla pittura con pigmenti vegetali naturali ottenuti dagli scarti della cucina per veicolare il concetto di scarto e di importanza del cibo.
I bambini realizzeranno i colori scegliendo prima tra gli scarti di cucina, poi frullandoli e ottenendo delle paste da usare come pittura su carta.

Materiale richiesto da portare: fogli di riuso, scarti di cucina.
    Antichi giocattoli fai da te
Realizzazione di bambole di stracci partendo da ritagli di stoffe e altri oggetti di riuso per personalizzare la bambola. Ogni bimbo imparerà semplici tecniche per costruire la propria bambola che andrà a personalizzare con materiali diversi (nastrini, bottoni, cordini...).

Materiale richiesto da portare: vecchia stoffa e materiali vari per decorare la bambola.

ACQUA
    Un tuffo nell'acqua: carrellata di esperimenti sull'acqua
Questo laboratorio nasce e si sviluppa con le idee dei bambini, seguendo le loro domande e curiosità. Si prefigge di mettere a disposizione dell'acqua e sperimentare giochi semplici e divertenti, portando i bimbi a constatare delle caratteristiche intrinseche proprie della molecola.

Materiale richiesto da portare: tappi di sughero, gusci di frutta.
    Imparare a leggere l'etichetta dell'acqua minerale
Studio dell'etichetta dell'acqua minerale partendo dall'analisi dettagliata delle informazione sopra riportate. Ogni bambino potrà ricreare e personalizzare la propria etichetta facendo riferimento al significato delle diciture più importanti. Obiettivo del laboratorio è anche quello di apprendere informazioni sulle differenze tra acqua minerale e acqua pubblica dell'acquedotto in favore dell'utilizzo di quest'ultima.

Materiale richiesto da portare: etichette di acqua minerale
    Il teatrino Kamishibai e le storie d'acqua
Realizzazione di una storia inventata con i bambini sul tema dell'acqua destinata ad essere rappresentata con il teatro giapponese Kamischibai e
costruzione collettiva del teatrino.

Materiale richiesto da portare: una scatola grande di cartone, fogli grandi di riuso, ritagli di giornale.
    Che spreco! Laboratorio di valutazione pratica degli sprechi di acqua
Durante il laboratorio si valuteranno e calcoleranno praticamente gli sprechi d'acqua in situazioni quotidiane (lavarsi le mani, lavarsi i denti, lavare delle verdure) confrontando comportamenti di risparmio idrico.
Materiale richiesto da portare: spazzolino da denti, verdure.

Extra

PICCOLO LABORATORIO DI ARGILLA


Dopo una breve introduzione sulla ceramica, verrà proposta una serie di attività-gioco: si partirà da esperienze di “conoscenza” e pura manipolazione dell’argilla che stimolino il tatto e gli altri sensi per poi proporre un’attività di realizzazione guidata di semplici manufatti con le seguenti tecniche:

- “impronta e traccia”: realizzazione di mattonelle con texture di elementi naturali raccolti nel giardino della scuola;

- “colombino”: realizzazione di palline e salamini con cui creare piccole composizioni su mattonelle;

- “sfoglia”: giochi d'interpretazione dei formati casuali e inconsueti a partire da lastre d'argilla fatte col matterello.

I manufatti finali saranno ritirati a fine incontro, cotti in forno e successivamente restituiti alla classe.


Tracce dell'estate

Quando l’inverno ghiaccia le ossa, può capitare di chiudere gli occhi e col pensiero evocare il sole e con lui tutte quelle creature che traggono vitalità dalla sua calda energia. Immaginare allora il mare, la musicalità delle onde che si infrangono leggere sulla riva sabbiosa; immaginare i campi lilla di lavanda in fiore e quel suo profumo, che pare di colpo sentire, rendere ancora più accesa la visione; i campi di girasoli degni seguaci del sole, o i campi di grano che ondeggiano lenti ad ogni sospiro del vento; immaginare poi un canto solare di sottofondo, che rimbomba tra i tronchi nodosi nelle pinete, che si ripete ritmico nei campi adiacenti, che sembra essere un inno dedicato alla stagione più calda, l’estate. Scandita dal frinire delle cicale, la tanto desiderata estate compie il suo ruolo di madre dispensatrice, saziando con i suoi frutti maturi e i suoi fiori traboccanti di nettare.
Nella visone paradisiaca dell’estate, sono le cicale a tessere lo sfondo sonoro con i loro organi vibranti.

Non è sempre facile l’osservazione degli animali, in particolare negli ambienti metropolitani. A volte però sono diverse le tracce che ne indicano la presenza, disseminate negli spazi che ci circondano. E’ il caso della cicala, il cui inconfondibile canto raggiunge le orecchie di tutti, volenti o nolenti, ma la sua visione invece, appare assai più difficile.
Chi ha mai sentito il canto delle cicale? Tutti.
E chi ne ha mai visto una? Forse qualcuno.
Quello del maschio della cicala è un complesso “organo stridulante” situato ai lati del corpo; l’organo stridulante è costituito da sottili piastrine collegate a potenti muscoli la cui contrazione determina il suono, che risuona all’interno di piccole cavità. I maschi contraggono ripetutamente i loro poderosi muscoli per attrarre le femmine mute, le quali si avvicinano e attendono pazienti l’immancabile fase di corteggiamento che precede l’accoppiamento. Il frinire di questo chiassoso insetto è sicuramente una traccia di per se, ma ve ne è un’altra altrettanto inconfondibile: l’involucro ninfale.
Come una maschera di resina trasparente, l’esuvia della cicala rimane aggrappata ad uno stelo, ad un fiore, ad una foglia. E’ una pelle sottile che ricalca in maniera perfetta la sagoma dell’insetto andato incontro alla metamorfosi e la fessura sul torace ne dimostra il passaggio dal vecchio al nuovo corpo. 

 

Dalla terra, nella quale ha passato le fasi larvali aprendosi la strada con le sue zampe anteriori scavatrici, la larva-cicala ipogea ha risalito goffa la via della luce e, sbucata in superficie, è salita ancora, fino all’ancoraggio finale, guidata dalla temperatura che ha risvegliato l’inarrestabile voglia di cambiamento. La cicala adulta, dapprima verde, diventa marrone e spiega le sue ali membranose nel mondo epigeo tutto da scoprire. E’ il momento di comporre lunghe e struggenti serenate.

Vedere un animale, non è l’unico modo per sapere che c’è, che respira, si nutre, cresce, si riproduce. Gli ambienti pullulano di animali che per precauzione o per abitudine intrinseca al loro essere, sono invisibili ai nostri occhi.
Rispettare un ambiente quindi, significa anche rispettare tutti gli animali che lo abitano, anche se non riusciamo a rintracciarli visivamente. Non è proprio un caso che la distruzione degli habitat in atto da diversi anni stia portando all’estinzione innumerevoli specie animali e vegetali.

Tracce nella storia
La metamorfosi degli insetti ha da sempre stimolato la fantasia di filosofi e naturalisti: i greci e gli egizi ad esempio, trovavano nel passaggio del bruco in farfalla il simbolo del defunto che passa dalla vita alla morte e il cui corpo non rappresenta che l’involucro dell’anima. Secondo questa interpretazione, il bozzolo in cui l’insetto nella sua fase larvale si chiude per uscirne profondamente modificato, rappresenta il corpo che si abbandona quando si muore e da cui vola via l’anima dalle sembianze di una farfalla. Non a caso, la parola greca Psyché si traduce nel duplice significato di anima - farfalla e la famosa favola di “Amore e Psiche” scritta da Apuleio nel II sec. d. C. si ispira proprio a tale simbolismo.
Attraverso un apparato boccale specializzato, le cicale (sia larve che adulte) succhiano i succhi vegetali. Nell’antichità invece si pensava che il cibo di questi animali fosse immateriale e, per dirla come Plinio il Vecchio “ si nutrono di rugiada”. Oltre a non mangiare, le cicale figuravano nelle credenze antiche come prive di sangue e incapaci a produrre escrementi, creature molto simile agli dei quindi, e per questo da venerare. Platone fa delle cicale le inviate delle Muse sulla Terra: “Un tempo, prima che nascessero le Muse, le cicale erano uomini. Ma quando nacquero le Muse e comparve il canto alcuni uomini furono colpiti dal piacere che continuavano a cantare, trascurando cibo e bevande, e senza accorgersene morivano. Da loro spuntò la stirpe delle cicale alle quali le Muse hanno concesso il privilegio di cantare fino alla morte senza aver mai bisogno di nutrirsi e poi salire fino a loro per riferire su chi le onori sulla Terra e quale in particolare onori tra di loro…”. Ma la cicala non ha sempre ispirato sentimenti benevoli, come dimostra la famosa favola della cicala e la formica di Esopo, poi tradotta in versi da La Fontaine:
 

La Cicala che imprudente
tutta estate al sol cantò,
provveduta di niente
nell’inverno si trovò,
senza più un granello e senza
una mosca in la credenza […]”

Successivamente Gianni Rodari la reinterpreterà attraverso i seguenti versi:

Alla formica
Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende, regala.

E’ lo stesso Gianni Rodari che, prendendo spunto dalla “favola antica”, propone un elogio in versi ai cambiamenti, argomento su cui le cicale dalla vita attera/alata e sotterranea/terrestre sono di certo esperte.

Rivoluzione
Ho visto una formica
in un giorno grigio e triste
donare a una cicala
metà delle sue provviste.
Tutto cambia: le nuvole,
le favole, le persone…
la formica si fa generosa…
E’ una rivoluzione!

Se possono cambiare le formiche, possiamo sperare anche in un cambiamento della specie umana in favore della Terra. E speriamo non sia solo una favola…
Buona estate da Progetto Radichetta



PROBLEMI DI STAGIONE
di Gianni Rodari

“ Signor maestro, che le salta in mente?
Questo problema è un'astruseria,
non ci si capisce niente:

Trovate il perimetro dell'allegria,
la superficie della libertà,
il volume della felicità…

Quest'altro poi
è un po’ troppo difficile per noi:

Quanto pesa una corsa in mezzo ai prati?

Saremo certo bocciati”

Ma il maestro che ci vede sconsolati:
“ Son semplici problemi di stagione.
Durante le vacanze
troverete la soluzione”.

 
Un’aula a cielo aperto

La scuola a cielo aperto è fuori, 
dove la vita sboccia e l'osservazione e l'esperienza sono i veri maestri.
 
Immagine tratta da "Storia di carta" realizzata per il teatrino Kamishibai

Un prato qualunque è una scuola. Un lembo di prato è un'aula a cielo aperto, dove ogni piccolo elemento è una scoperta agli occhi di un bimbo. Un prato in estate è ancora qualcosa di più: è un laboratorio didattico, in cui minuscole creature dedite alla vita, svegliate dai raggi caldi del sole, si ingegnano perché il loro istinto di sopravvivenza venga saziato.
La Natura si deve annusare, ascoltare, osservare e percepire dall'interno. Solo così il puzzle di componenti dell'ecosistema può manifestarsi nella sua completezza e rendersi chiara l'idea di quanto ognuno di quei frammenti di vita abbia bisogno di tutti gli altri per esistere. Quando ci troviamo in un'aula a cielo aperto, ricordiamoci di camminare in punta di piedi, di non urlare e di non rovinare con la nostra presenza l'armonia dell'ecosistema. Ricordiamoci di dare importanza ad ogni minimo dettaglio e portare rispetto per le altre forme di vita, micro o macro-scopiche che siano. Il nostro atteggiamento, vale più di mille parole.


La fabbrica del miele


<Sveglia dormiglione! E' ora di alzarsi!>. Mentre Zahir si stiracchiava sul letto, la mamma metteva in tavola torta e biscotti appena sfornati, spremuta d'arancia e una colorata macedonia. <Mmm... che buona questa colazione mamma!>, commentava il bambino tra un biscotto e l'altro. <Sai mamma, a scuola ci hanno parlato del miele. Ma il miele che cos'è? Dove viene fabbricato?>. <Che cos'è il miele?!>, rispose stupita la mamma. <Io non lo so! La maestra ci ha detto che il miele è un alimento sano, gustoso e viene fatto per noi! Allora mi sono chiesto... come mai a casa io non l'ho mai visto? Perché noi non lo usiamo?>. <Se vuoi sapere cos'è il miele, sbrigati a finire la colazione Zahir... andiamo a trovare le operaie!>. Così, Zahir e la mamma s’incamminarono sul sentiero che porta ai campi. La primavera si percepiva nei colori e negli odori, e tutte le piccole creature dei prati sembravano avere un gran da fare. <Mamma... ma dove stiamo andando? A visitare la fabbrica del miele?>. <Qualcosa del genere...>, rispose la mamma sorridendo. <Ma qui non ci sono fabbriche! Ci sono campi, boschi, fiori e animali!>. La mamma strinse tra le braccia il bambino e, guardandolo negli occhi, gli disse: <Queste fabbriche sono molto diverse dalle nostre, sai? Non emettono fumi, né tanto meno rifiuti>. Zahir proprio non capiva dove si trovasse la fabbrica del miele... fin quando la mamma indicò un fiore su cui danzava un piccolo insetto. <Siedi Zahir, voglio raccontarti una storia…>.
E la mamma cominciò: <Quel piccolo insetto che vedi ronzare intorno al fiore, si chiama ape. Le api sono degli animali eccezionali e, osservandoli, gli uomini appassionati di natura, si meravigliano di quanto il mondo naturale possa essere misterioso e fantastico e di quanto le creature viventi siano ingegnose. Le api, come molti altri insetti, si avvicinano ai fiori per trarne nutrimento sotto forma di nettare. Il fiore, a sua volta, gradisce particolarmente la visita del piccolo animale alato, in quanto l'insetto diviene un mezzo per spargere il polline. Questo processo si chiama impollinazione. Infatti, mentre l'ape si intrufola nel fiore alla ricerca del prezioso nettare, il suo corpo si sporca di polline. I granuli di polline cadranno dal corpo al primo volo, raggiungendo così altre piante dello stesso tipo. I fiori visitati dalle api hanno colori, forme e segnali caratteristici che sfuggono all’occhio umano, ma sono invece ben visibili ai loro occhi. E' un po' come se i fiori invitassero le api a raggiungerli con indicazioni dal significato: “Attenzione! qui scorpacciate di nettare!”. Possiamo dire che le api e i fiori da cui traggono nutrimento, cercano entrambi di migliorare per raggiungere il loro scopo e, così, si specializzano di pari passo>.

<Ma è fantastico!>, interruppe Zahir osservando l'ape sporca di polline indaffarata a raggiungere l'interno del fiore di rosmarino. <Guarda mamma! Sembra che questa linguetta che esce dal fiore si pieghi apposta per sporcare l'ape di polline!>. <E' proprio così Zahir! Quella “linguetta” si chiama stame ed è la struttura del fiore che produce il polline>.

Continuando ad osservare con grande meraviglia i tuffi dell'ape nel fiore, la mamma proseguì:
<Esistono tanti tipi di animali sul pianeta Terra ed ognuno di loro ha trovato un suo modo per sopravvivere. Alcuni vivono in solitudine o in piccoli gruppi, mentre altri amano vivere insieme in gruppi molto numerosi e suddividersi i compiti. Le api sono tra questi ultimi, come le formiche o le termiti. Sono animali sociali e vivono in stretto contatto in un grande nido: l'alveare. L'alveare è composto da tante piccole cellette esagonali, in cui vengono deposte le uova e conservato il cibo. Quella che abbiamo di fronte è un'ape operaia e, nella colonia da cui proviene, ci sono numerose api come lei. Le operaie sono tutte femmine e dedicano la loro vita a servire la colonia. Darebbero la vita per difenderla! In particolare, questa è un'ape operaia bottinatrice, ovvero un'ape che si dedica alla raccolta di nettare, polline e melata: gli ingredienti del loro cibo. Solo le api molto esperte possono lasciare la colonia per raggiungere i prati! E sono anche quelle più anziane. Le altre api operaie rimangono a casa e si dedicano alle altre attività: puliscono le celle dove verrà conservato il cibo, preparano la cera con cui creare nuovi reparti, nutrono le piccole api in crescita, ne sigillano le stanzette durante il periodo in cui si trasformano in adulti, fanno la guardia all'ingresso dell’alveare, scacciano gli intrusi e accudiscono l'ape regina>. <Vuoi dire... una vera regina?>, chiese Zahir. <Certamente! Ma senza inutili gioielli. L'importanza della regina non risiede nei suoi averi, ma nella capacità di fare figli. Può produrre fino a 2000 uova in un solo giorno>. <Perché, le altre femmine operaie non possono fare i figli?>, chiese incredulo il bimbo. <No, non ne sono capaci. Ma crescono i figli della regina come fossero i loro. Dalle uova della regina possono nascere api femmine o maschi. I maschi, chiamati fuchi, non hanno il pungiglione ed hanno una vita breve, inoltre sono incapaci di nutrirsi e vengono alimentati dalle operaie. La maggior parte delle femmine diventeranno operaie e solo alcune vivranno da regine. Questo dipende dal cibo con cui vengono cresciute. In un alveare esiste un'unica regina e solo quando questa muore o sciama in cerca di un nuovo nido, le operaie nutrono le larve con il cibo da re, anzi... da regina: la pappa reale. Tutti gli altri individui della colonia, invece, si nutrono di miele>. <Il miele! il miele!>, urlava Zahir. <Eccoci al miele... le api bottinatrici recuperano il nettare dai fiori e lo inghiottono. Raccolgono anche il polline, trasportandolo in speciali cestelli sulle loro zampette. L'altro ingrediente che recuperano, è la melata, una sostanza molto dolce prodotta da altri piccoli insetti che, mentre si nutrono della linfa delle piante, defecano la parte zuccherina in eccesso. La melata e il nettare serviranno entrambi per produrre il miele. Con questo prezioso carico, le api bottinatrici tornano alla colonia, dove rigurgiteranno il bottino mischiandolo con sostanze digestive, per poi affidarlo ad altre api operaie. Dopo aver depositato nelle cellette anche il polline, le bottinatrici ripartono per la loro missione di raccolta nei prati. Essendo il miele inizialmente troppo ricco di acqua, le ingegnose operaie creano delle correnti di aria con le loro ali, in modo da far evaporare l'acqua in eccesso. A questo punto il miele è pronto e la celletta che lo contiene, viene chiusa con un tappo di cera. <Mamma, il miele è il cibo del api?>. Interruppe di colpo il bambino. <Si Zahir>, rispose la mamma. <Il nettare è stato raccolto individuando i segnali dei fiori, poi è stato ingoiato e trasportato nel corpo dell'ape, rigurgitato e trasformato in miele, il quale è stato asciugato e custodito nella loro casa per nutrire tutti i componenti della colonia?>. <E' esatto>, rispose ancora la mamma. <Dopo tutta questa fatica mamma... perché il miele dovremmo mangiarlo noi?>. Chiese istintivamente il bimbo. <E' proprio per questo che a casa non hai mai trovato il miele. Le api lavorano intensamente perché le loro scorte di cibo siano assicurate. Il miele non è prodotto per noi, ma per tutti i componenti della colonia che insieme si comportano come fossero un unico organismo vivente>, rispose la mamma mentre accarezzava il bambino. L'ape bottinatrice che avevano di fronte prese allora il volo, scomparendo nell'aria tiepida della primavera, carica del suo dolce bottino da condividere con tutti gli abitanti dell'alveare.

Spunti di riflessione 
per un'educazione ambientale 
fuori dallo schema antropocentrico

 


Il ruolo dell'educazione ambientale è andato via via crescendo in maniera direttamente proporzionale alla distruzione del pianeta: un lento e sempre maggiore tentativo da parte dell'essere umano di spiegare le cause di quella distruzione da lui stesso innescata, proporre e condividere soluzioni per riemergere dalla distruzione galoppante e, non per ultimo, mirare alla conoscenza dell'ecosistema naturale, alla sua bellezza, complessità, ricchezza. Questo potrebbe essere un discreto quadro degli obiettivi che l'educatore/educatrice ambientale si prefigge varcando la soglia dell'ambiente scolastico che, nella maggior parte dei casi, ospita queste attività educative. Ma quali sono gli strumenti per veicolare questi messaggi?


I delicati equilibri del pianeta non sono solo risorse da preservare saggiamente per un loro sfruttamento sostenibile ora e per le generazioni future, ma anche elementi preziosi in sé, unici nell’Universo”. Quando ho l'occasione di confrontarmi sulle applicazioni pratiche dell'educare all'ambiente, mi piace ricordare questa pubblica affermazione citata nelle ”Linee guida per l’educazione ambientale” dell’APAT (2004). Gli elementi di un ecosistema, sono preziosi in sé e non rispetto all'uso antropico che se ne fa, sia anche esso di natura “sostenibile”. L'importanza degli elementi in quanto tali è fondamentale in un'ottica di preservazione e salvaguardia della Natura e di vero rispetto della stessa, senza voler con questo negare che esistono ovvi rapporti di reciproco interesse tra specie. I bambini alla domanda “perché un albero è importante?” hanno comunemente un'unica risposta, ovvero “ perché ci danno l'ossigeno”. Come dare loro torto? E' universalmente accettato che la fotosintesi clorofilliana è un meccanismo che genera ossigeno ed è ugualmente noto che il nostro organismo, in assenza di questo gas, andrebbe incontro alla morte. In questo ragionamento manca un dettaglio: gli alberi sono preziosi in sé. Mi chiedo quanto le risposte di questi bambini siano corrotte da una cultura antropocentrica, che direziona ogni significato di importanza sulla base del vantaggio in termini umani che se ne può ricavare. La seconda risposta che alcuni bambini avanzano, infatti, è la seguente “perché ci danno la carta”. Sono convinta che alla base di queste risposte vi sia un' imperante educazione all'egocentrismo e un'immagine della Natura bella e difendibile solo se utile e sfruttabile. Non possiamo certo negare che gli organismi appartenenti al Regno delle piante svolgano la fondamentale funzione di produttori di ossigeno, ma questo ruolo esaurisce il significato che possiamo dar loro di importanza? Come può l'immaginario dei un bambino essere tanto manipolato da non permettergli di formulare risposte del tipo “perché da riparo a molti animali” oppure “perché i picchi possono trovarvi il loro cibo” o ancora “perché con le loro radici mantengono ben salda la terra” o, se vogliamo entrare nella sfera favolistica, “perché ha ispirato bellissime leggende” oppure “perché è possente e da sicurezza” e chissà quante altre formulazioni.

L'era della plastica in cui viviamo è fortemente connessa a questo ragionamento: l'era “usa e getta”, dove è più facile gettare via che dare valore, dove rapidamente e senza pensarci due volte si getta via quello che non serve, con una sprezzante indifferenza per i processi a monte e a valle che caratterizzano la produzione e lo smaltimento del materiale plastico. Come presentare ai bimbi l'importanza di un albero in quanto albero, in quanto organismo vivente degno di rispetto come ogni altra forma vivente se questi stessi bimbi nascono nell'era del consumismo e nell'indifferenza più sfrenati? Ma è da questo che bisogna partire: accompagnare i bimbi ad apprezzare gli elementi naturali in quanto tali e in quanto reciprocamente connessi. Per farlo i bimbi avrebbero bisogno di un contatto diretto con la Natura selvatica che possa essa stessa, attraverso l'esperienza e l'osservazione, insegnare le regole di equilibrio ecosistemico dove ogni organismo, dalla muffa all'ape, dal lichene alla zanzara, dal fiore al gabbiano, ha un proprio ruolo fondamentale. Purtroppo un errore generalizzato che nasce con la volontà di procedere in questa direzione ma, a mio avviso, retrocedendo rispetto all'obiettivo stesso, è quello di portare la Natura selvatica al bambino. Un esempio per tutti: i girini a scuola. Questo comportamento è fortemente diseducativo in quanto pregno di prepotenza specista nei confronti degli altri animali. Strappare una rana, un lombrico o qualsiasi altra forma di vita senziente dal suo ambiente naturale, equivale ad educare al concetto per cui: “io, in quanto umano, posso disporre a mio piacimento di ciò che voglio, posso decidere di farlo quando voglio in quanto essere superiore”. Con buone probabilità, la rana o il lombrico non moriranno e non sarà loro inflitta nessuna tortura, sebbene i bimbi siano istintivamente capaci di azioni sadiche, ma rimarrà un contenuto educativo: quello della prevaricazione verso le altre forme di vita.

Ritengo che per conoscere, rispettare e amare le altre forme di vita, sia opportuno osservarle nel loro ambiente naturale, quando e come è possibile. Se un nido di uccelli è mascherato alla mia vista dal fogliame dell'albero che lo accoglie, non andrò a prenderlo per mostrarlo ai miei allievi, ma attenderò i tempi e i modi affinché questi possano gioirne vedendolo. Non preleverò tutti i macro-invertebrati del torrente per analizzare i loro adattamenti alla vita acquatica, ma inventerò una lente di immersione, in grado di osservarli nel luogo in cui essi abitano. In questo modo, senza prevaricazione, adotterò un metodo che è esso stesso educativo e coerente con l'obbiettivo dell'educazione ambientale.



Arianna Abis


Cerca nel blog