Omaggio alla voce poetica che cantò Darwin

La teoria dell'evoluzione di Charles Darwin, elaborata nel lontano 1859, è stata una vera rivoluzione; L'attenta osservazione della Natura e l'elaborazione di un'ipostesi che destò incredibile stupore, in particolare tra coloro che si definivano creazionisti.

"Noi venuti dalle scimmie?! Ma siamo pazzi?!!?"

Eppure la teoria darwiniana, che trovò successivamente una prima base scientifica nelle teorie sull'ereditarietà di Mendel, ci porta a riflettere su questa grande comunità vivente che ci include e ci abbraccia come una grande e unica famiglia.

Ma rivoluzionaria fu anche una musica, che ricostruì un'opera in continuo movimento, quella della Vita che riguarda tutte, tutti e tutto. 
Se non vi siete mai chiesti come potrebbe essere il sottofondo musicale della nascita della vita, vi invito ad ascoltare il brano seguente di un gruppo musicale italiano, ironico e poetico, il Banco del Mutuo Soccorso, la cui voce sorprendente ci ha da poco lasciati. 

https://www.youtube.com/watch?v=i6ftVe3JyIQ

La musica quindi, come vettore per entrare in una storia di forme e adattamenti, di vita acquatica e terrestre, di acqua e di calore.
La nostra storia.

Ciao Francesco.
Disegno a cura di Giovanni Dose tratto dal sito http://www.actaplantarum.org


I merli e i giorni della merla


E’ inconfondibile quando solleva la coda e abbassa le ali appena si posa al suolo, o quando in primavera va alla ricerca di insetti o lombrichi correndo e saltellando rapidamente. Inconfondibile è anche il suo canto, che passa da uno stridente chiacchierio simile ad un “dik-dik-dik”, emesso alzandosi in volo, a flautati gorgheggi emessi dall’alto dei rami degli alberi. Avendo ormai perso la naturale e astuta diffidenza, nei giardini e nei parchi urbani la sua figura impettita fa mostra di sé, avvicinandosi a incuriositi osservatori. Dall’occhio guardingo cerchiato di giallo vivo nel maschio e dal piumaggio lucido, folto, ma soprattutto scuro, è il più diffuso pennuto della nostra penisola dopo il passero.
E’ il merlo (Turdus merula), che regala un’armoniosa compagnia nei ritagli verdi delle nostre città. Classificato come passeriforme, appartenente alla famiglia Turdidae, presenta una evidente differenza tra i sessi (dimorfismo sessuale), infatti il maschio è nero e la femmina è bruna come i giovani. Questo uccello dalle zampe scure, raggiunge le dimensioni di 25 cm da adulto. La forma del becco, scuro nella femmina e giallo nel maschio, indica un regime alimentare di tipo onnivoro: appuntito per consentire la raccolta di semi e sufficientemente lungo da permettere la presa di piccoli animali. 

 
Sebbene il colore scuro del piumaggio rappresenti la caratteristica forse più evidente, esistono esemplari molto lontani da questa raffigurazione; si tratta degli individui affetti da aberrazioni cromatiche come i rari albini, in cui il becco, l'iride e le zampe color rosa completano il bianco piumaggio, o i più frequenti albini parziali, caratterizzati da macchie bianche sul piumaggio normalmente colorato.
Questi esemplari dalla pigmentazione anomala risalgono ad epoche remote; da Aristotele in poi infatti, sono numerosi i naturalisti che ne hanno documentato l’esistenza. Anche se raro come fenotipo, tanto da meritare il famoso detto francese “c’est un merle blanc”, che equivale al nostro “è una mosca bianca”, esiste una celebre leggenda secondo cui questo uccello nacque bianco per poi divenire nero. 

Si narra, infatti, dell’esistenza di un’epoca in cui il mese di gennaio aveva ventotto giorni e i merli erano bianchi. Un giorno una mamma merla, che abitava una grande quercia insieme alla sua famigliola, si mise a sbeffeggiare gennaio che giungeva al termine dicendogli che era felice finisse, così che non li avrebbe più torturati con il freddo. A quel punto gennaio, per ripicca, rubò tre giorni a febbraio lasciandogliene ventotto, e tramutò i suoi ultimi giorni in un insopportabile inverno ghiacciato. Mamma merla e la sua famiglia, colpiti dal gelo, trovarono riparo al caldo del fumo che fuoriusciva da un camino e che colorò di nero le loro penne. Da allora, si dice, i merli sono neri come la pece e gli ultimi giorni di gennaio sono noti come “i giorni della merla”. 
 
Nella realtà, il merlo deve la sua colorazione ad alcune sostanze che si depositano
nella struttura delle penne durante l’accrescimento, le melanine, responsabile della colorazione nera, grigia, bruna, fulva e giallo-scura. Altre sostanze, note come carotenoidi, sono responsabili della colorazione gialla, arancione, rossa e,
raramente, blu-violacea. Il blu o l’azzurro, invece, non dipendono dai pigmenti ma dai fenomeni di riflessione della luce, mentre le sfumature, hanno origine dal  modo in cui le sostanze che determinano i colori sono distribuite sulle penne. A causa di mutazioni genetiche, le sostanze coloranti possono essere sintetizzate in eccesso (melanismo, eritrismo) o in difetto (isabellismo, leucismo, albinismo) e determinare un’anomalia nel piumaggio. Non di rado alcuni animali portatori di queste mutazioni presentano svariati deficit che ne pregiudicano la normale sopravvivenza. Questo dato emerge dalle esperienze di alcuni centri di recupero dell’avifauna, da cui risulta che individui albini o parzialmente albini siano più deboli dei conspecifici dal piumaggio normale. Inoltre, negli ambienti naturali la pigmentazione anomala è selezionata negativamente, a causa della difficoltà di mimetizzazione che ne derivano e per la sensibilità alla luce del sole. Nelle città invece, data la scarsità di predatori e la maggior presenza di anfratti, è maggiore la possibilità di permanenza in vita. Ecco perché negli ambienti urbani gli uccelli affetti da aberrazioni cromatiche riescono a trovare habitat idonei dove abitare e
nidificare, sfruttando i vantaggi che luoghi così lontani e diversi da quelli naturali
possono offrire.

In via V. Olcese a Roma, abita un merlo parzialmente albino, individuabile per le numerose macchie bianche asimmetriche sul manto nero lucente. A volte, affacciandosi dalle finestre della biblioteca G. Rodari, lo si può scorgere che saltella sul prato nella stagione calda o curiosa tra i rami in inverno; insieme ai merli dal piumaggio uniforme e altri uccelli come cornacchie, storni e piccoli passeriformi sfrutta le agevolazioni della città rendendo il giardino ricco di suoni e colori. 


Da www.ecologiadellanutrizione.it
rubrica di educazione ambientale 


Bibliografia e webgrafia Volario, A. Cattabiani

Ornitologia urbana, M. Dinetti, M. Frassinetti

Guida degli uccelli d’Europa, R. Peterson, G.

Mountfort, P.A.D. Hollom

http://www.ebnitalia.it/QB/QB003/aberrazioni.htm

http://testudoalbino.com/pagine/infoalbinismo.php


PER QUESTO nuovo ANNO,

vi auguriamo di Passeggiare con la Terra...


Per questo nuovo anno, ci piace augurare (a tutti compresi noi :) che quando avremo la fortuna di scrollarci la città ed entrare in un bosco, in un prato o in qualche altra bellezza terrestre, non faremo una passeggiata nella Natura, ma con la Natura. Fa la differenza! 
Sentirsi parte della Terra o camminarci semplicemente sopra? 
Cambia tutto.
Ma cambia come? 
Come può cambiare una pennellata di colore su un albero in bianco e nero...
Diventa vivo.


Piccolo inno alla liberazione


Secondo Jane Goodall, la famosa primatologa, Wounda "ha ritrovato il suo “paradiso” ovvero la foresta del Congo dove è stata liberata. 

video della liberazione di Wounda nella foresta del Congo 

Wounda è una femmina di scimpanzé salvata dal Chimpanzee Rehabilitation Center di Tchimpounga che era stata recuperata pelle ed ossa dopo che i cacciatori avevano ucciso il suo branco. Situazioni come queste, sono purtroppo comuni e caratterizzano la caccia di frodo che ancora oggi rifornisce strutture della cattività occidentale e tavole imbandite di cucina esotica.

Auguriamo a tutte e tutti di fare della propria vita un inno alla liberazione, propria e altrui....


Mare di nuvole sulla valle - Vista dal rifugio Jumarre (Angrogna - TO)

Da oggi voglio attivare una lente di ingrandimento sul Processo.

Reduce dal workshop "Interpretive Design", tenuto in Val Pellice al rifugio Jumarre dal papà dell'educazione alla terra Steve Van Matre, penso e ripenso alle sue parole.
Penso e ripenso al Processo. Quando Steve parlava dei "gioielli" da difendere, da rendere amati, si riferiva a quei luoghi della Terra che custodiscono bellezza. Per proteggere questi luoghi è necessario entrare in contatto con la loro meraviglia. Se si accolgono delle persone in visita ad un "gioiello", un modo per arricchire l'esperienza di questi visitatori sarà quello di attivare una lente di ingrandimento sul Processo. Un processo naturale o culturale, qualcosa che ha prodotto quell'aspetto meraviglioso, qualcosa in movimento che è vivo e che permetterà, se captato, di apprezzare il gioiello ancora di più in quanto ci renderà parte attiva di quel Processo. 
Il Processo quindi, non il prodotto. Anche se... siamo nell'era dei prodotti. Noi non sappiamo quasi più da dove provengono le cose che ci circondano e, purtroppo, sappiamo molto poco anche dei viventi che ci circondano: delle verdure che ci troviamo nel piatto, degli animali non umani che orbitano intorno alla nostra esistenza, delle donne e gli uomini che non conosciamo ma che vediamo ogni giorno e che hanno storie molto diverse. Se entrassimo nel processo che ha portato a ciò che ci circonda, questo avrebbe davvero più importanza per noi, non potrebbe essere estraneo alla nostra vita, non potremmo più non amarlo.
Diceva la volpe al Piccolo Principe: "L'essenziale è invisibile agli occhi. E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante". La volpe voleva essere addomesticata, nel senso di "creare legame" come lei sosteneva. Sostenenva anche che gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Aveva ragione la volpe. Se si conoscono le cose, le persone, se si consoce la loro storia, allora diventa importante. 

Particolare del murales all'interno del rifugio Jumarre che ritrae la leggenda della zona
Secondo la leggenda domina la valle un guardiano di pietra

Una breve storia, tra le tante che Steve ha raccontato, ha toccato alcune mie corde. La storia di Zul. Zul era un elefante che ha ucciso il suo padrone. Così, per punizione, è stato rinchiuso in una stanza in cui ha vissuto per 27 anni. 27 anni. Alcuni bambini sono stati portati a visitare Zul. Ma ciò che vedevano non era che un prodotto. Vedevano ampie orecchie, vedevano la proboscide e la pelle grigia e grinzosa. Ma quello che vedevano era solamente un prodotto. Il Processo di Zul è la sua storia, la sua terra, la cura che gli elefanti hanno dei piccoli, la società di tipo matriarcale, il cimitero degli elefanti, la veglia funebre di fronte ad un membro del gruppo durante il trapasso. Il Processo di Zul è la sua vita selvatica, quella che gli era stata tolta, l'oltraggio alla libertà, al suo gesto per esser stato rapito e incatenato. 


Per informazioni sull'educazione alla terra
www.eartheducation.org

VI invitiamo a festeggiare una settimana speciale!
dal 16 al 23 novembre settimana europea per la riduzione dei rifiuti.


Per pensare a come non fare del mondo una pattumiera... proponiamo un piccolo laboratorio creativo per trasformare gli scarti di carta in piccoli block notes.


ARRIVANO I BAZU-NOTES!
AUTOPRODUZIONE DI ECO-NOTES 


PER PRENDERE APPUNTI,
FERMARE I PENSIERI,
RISPETTARE GLI ALBERI


Mercoledì 20 Novembre 2013 dalle 19.00 alle 20.30
Circolo Arci Bazura
Via Belfiore 1 TO

Ingresso LIBERO con tessera arci

.
Incontri tra l'erba

"Ci sono sempre degli animali nelle mie parole.
A volte sono rapaci che volano nella notte senza permesso. Se ne fregano loro della torre di controllo. Picchiano in picchiata ad alta velocità per poi planare plastici disegnando il paesaggio di getto.
Altre volte sono bestie belle che camminano sualla testa zampettando pulite. 
Oppure sono avvoltoi felici e guacchianti che s'innamorano del nero sempiterno dilemma del nulla."

Troglodita tribe S.p.a.f.


Questo breve scritto poetico fa parte di una serie di pensieri dedicati alla Natura che la Troglodita tribe ci regala attraverso i suoi libelli creativi. La loro è un S.p.a.f. ovvero una società per azioni felici, come felice è il sentimento nel leggere i loro piccoli e preziosi racconti.


Progetto Radichetta consiglia a tutti di prender spunto dalla loro creatività e il loro impegno in favore di un mondo migliore, che si costruisce ogni giorno attraverso ciò che noi siamo e facciamo.
La Natura ci entra dentro se le lasciamo lo spazio di farlo. Andiamo a cercare angoli e scorci, anche nelle nostre città. La Natura ha il coraggio di esistere, sempre. Se vi capita di sdraiarvi su di un prato, attendete qualche secondo e lasciate che i sensi si nutrano. Il tatto, l'udito, l'olfatto, la vista tutti insieme nell'ascolto. Se vi capita, uscite ogni tanto di casa per incontrarla, con il corpo leggero come abiti estivi e il cuore puro..


“Balza dal letto di buon mattino e parte soltanto se ha la mente lucida, il cuore puro e il corpo leggero come un abito estivo. Non porta provviste con sé. Berrà l'aria fresca, in cammino, e aspirerà i salubri odori della campagna. Lascia a casa le armi e si accontenterà di aprir bene gli occhi. Gli occhi che servono come reticelle dove le immagini si imprigionano da sole.”


Jules Renard, Storie naturali


Mani in pasta
    Laboratori pratici proposti da Progetto Radichetta per 
    sperimentare, annusare, toccare, giocare,
    rispettando la Natura

    Per trovare tutte le informazioni cliccare qui


     

RIFIUTI
    Dalla carta alla... carta senza passare per gli alberi: auto-produrre la carta riciclata
Durante il laboratorio verrà descritto il metodo di fabbricazione della carta e gli strumenti per attuarlo. I bambini saranno invitati a partecipare a tutte le fasi di produzione, dalla scelta della carta di riuso da utilizzare fino alla creazione di fogli riciclati che potranno essere impiegati per realizzare quaderni o creazioni artistiche.

Materiale richiesto da portare: fogli di riuso non patinati

          Corso di auto-produzione di eco-notes
Il laboratorio ha lo scopo di insegnare il modo per creare un quaderno assemblando materiali di riuso (fogli usati e ritagli di giornali). Ogni bambino potrà costruire il proprio quadernino, personalizzarlo e imparare semplici metodi di rilegatura.

Materiale richiesto da portare: fogli di riuso bianchi da un lato, ritagli di giornali usati, cartoncini usati (vanno benissimo i pacchi della pasta/riso/merendine)
     Dalla camera d'aria alla giocoleria
Durante il laboratorio si procederà alla costruzione di un famoso strumento di giocoleria di strada: il bastone dei fiori. Il bastone dei fiori verrà costruito con listelli di legno e camere d'aria lavate. I bambini prenderanno visione di tutte le fasi di costruzione e parteciperanno all'assemblaggio per costruire ognuno il proprio strumento. Al termine della lezione verranno date le prime indicazioni per insegnare l'uso del gioco.

Materiale richiesto da portare: camere d'aria
    Color color... umido! Colorare con gli scarti di cucina e altri colori naturali
Laboratorio sulla pittura con pigmenti vegetali naturali ottenuti dagli scarti della cucina per veicolare il concetto di scarto e di importanza del cibo.
I bambini realizzeranno i colori scegliendo prima tra gli scarti di cucina, poi frullandoli e ottenendo delle paste da usare come pittura su carta.

Materiale richiesto da portare: fogli di riuso, scarti di cucina.
    Antichi giocattoli fai da te
Realizzazione di bambole di stracci partendo da ritagli di stoffe e altri oggetti di riuso per personalizzare la bambola. Ogni bimbo imparerà semplici tecniche per costruire la propria bambola che andrà a personalizzare con materiali diversi (nastrini, bottoni, cordini...).

Materiale richiesto da portare: vecchia stoffa e materiali vari per decorare la bambola.

ACQUA
    Un tuffo nell'acqua: carrellata di esperimenti sull'acqua
Questo laboratorio nasce e si sviluppa con le idee dei bambini, seguendo le loro domande e curiosità. Si prefigge di mettere a disposizione dell'acqua e sperimentare giochi semplici e divertenti, portando i bimbi a constatare delle caratteristiche intrinseche proprie della molecola.

Materiale richiesto da portare: tappi di sughero, gusci di frutta.
    Imparare a leggere l'etichetta dell'acqua minerale
Studio dell'etichetta dell'acqua minerale partendo dall'analisi dettagliata delle informazione sopra riportate. Ogni bambino potrà ricreare e personalizzare la propria etichetta facendo riferimento al significato delle diciture più importanti. Obiettivo del laboratorio è anche quello di apprendere informazioni sulle differenze tra acqua minerale e acqua pubblica dell'acquedotto in favore dell'utilizzo di quest'ultima.

Materiale richiesto da portare: etichette di acqua minerale
    Il teatrino Kamishibai e le storie d'acqua
Realizzazione di una storia inventata con i bambini sul tema dell'acqua destinata ad essere rappresentata con il teatro giapponese Kamischibai e
costruzione collettiva del teatrino.

Materiale richiesto da portare: una scatola grande di cartone, fogli grandi di riuso, ritagli di giornale.
    Che spreco! Laboratorio di valutazione pratica degli sprechi di acqua
Durante il laboratorio si valuteranno e calcoleranno praticamente gli sprechi d'acqua in situazioni quotidiane (lavarsi le mani, lavarsi i denti, lavare delle verdure) confrontando comportamenti di risparmio idrico.
Materiale richiesto da portare: spazzolino da denti, verdure.

Extra

PICCOLO LABORATORIO DI ARGILLA


Dopo una breve introduzione sulla ceramica, verrà proposta una serie di attività-gioco: si partirà da esperienze di “conoscenza” e pura manipolazione dell’argilla che stimolino il tatto e gli altri sensi per poi proporre un’attività di realizzazione guidata di semplici manufatti con le seguenti tecniche:

- “impronta e traccia”: realizzazione di mattonelle con texture di elementi naturali raccolti nel giardino della scuola;

- “colombino”: realizzazione di palline e salamini con cui creare piccole composizioni su mattonelle;

- “sfoglia”: giochi d'interpretazione dei formati casuali e inconsueti a partire da lastre d'argilla fatte col matterello.

I manufatti finali saranno ritirati a fine incontro, cotti in forno e successivamente restituiti alla classe.


Tracce dell'estate

Quando l’inverno ghiaccia le ossa, può capitare di chiudere gli occhi e col pensiero evocare il sole e con lui tutte quelle creature che traggono vitalità dalla sua calda energia. Immaginare allora il mare, la musicalità delle onde che si infrangono leggere sulla riva sabbiosa; immaginare i campi lilla di lavanda in fiore e quel suo profumo, che pare di colpo sentire, rendere ancora più accesa la visione; i campi di girasoli degni seguaci del sole, o i campi di grano che ondeggiano lenti ad ogni sospiro del vento; immaginare poi un canto solare di sottofondo, che rimbomba tra i tronchi nodosi nelle pinete, che si ripete ritmico nei campi adiacenti, che sembra essere un inno dedicato alla stagione più calda, l’estate. Scandita dal frinire delle cicale, la tanto desiderata estate compie il suo ruolo di madre dispensatrice, saziando con i suoi frutti maturi e i suoi fiori traboccanti di nettare.
Nella visone paradisiaca dell’estate, sono le cicale a tessere lo sfondo sonoro con i loro organi vibranti.

Non è sempre facile l’osservazione degli animali, in particolare negli ambienti metropolitani. A volte però sono diverse le tracce che ne indicano la presenza, disseminate negli spazi che ci circondano. E’ il caso della cicala, il cui inconfondibile canto raggiunge le orecchie di tutti, volenti o nolenti, ma la sua visione invece, appare assai più difficile.
Chi ha mai sentito il canto delle cicale? Tutti.
E chi ne ha mai visto una? Forse qualcuno.
Quello del maschio della cicala è un complesso “organo stridulante” situato ai lati del corpo; l’organo stridulante è costituito da sottili piastrine collegate a potenti muscoli la cui contrazione determina il suono, che risuona all’interno di piccole cavità. I maschi contraggono ripetutamente i loro poderosi muscoli per attrarre le femmine mute, le quali si avvicinano e attendono pazienti l’immancabile fase di corteggiamento che precede l’accoppiamento. Il frinire di questo chiassoso insetto è sicuramente una traccia di per se, ma ve ne è un’altra altrettanto inconfondibile: l’involucro ninfale.
Come una maschera di resina trasparente, l’esuvia della cicala rimane aggrappata ad uno stelo, ad un fiore, ad una foglia. E’ una pelle sottile che ricalca in maniera perfetta la sagoma dell’insetto andato incontro alla metamorfosi e la fessura sul torace ne dimostra il passaggio dal vecchio al nuovo corpo. 

 

Dalla terra, nella quale ha passato le fasi larvali aprendosi la strada con le sue zampe anteriori scavatrici, la larva-cicala ipogea ha risalito goffa la via della luce e, sbucata in superficie, è salita ancora, fino all’ancoraggio finale, guidata dalla temperatura che ha risvegliato l’inarrestabile voglia di cambiamento. La cicala adulta, dapprima verde, diventa marrone e spiega le sue ali membranose nel mondo epigeo tutto da scoprire. E’ il momento di comporre lunghe e struggenti serenate.

Vedere un animale, non è l’unico modo per sapere che c’è, che respira, si nutre, cresce, si riproduce. Gli ambienti pullulano di animali che per precauzione o per abitudine intrinseca al loro essere, sono invisibili ai nostri occhi.
Rispettare un ambiente quindi, significa anche rispettare tutti gli animali che lo abitano, anche se non riusciamo a rintracciarli visivamente. Non è proprio un caso che la distruzione degli habitat in atto da diversi anni stia portando all’estinzione innumerevoli specie animali e vegetali.

Tracce nella storia
La metamorfosi degli insetti ha da sempre stimolato la fantasia di filosofi e naturalisti: i greci e gli egizi ad esempio, trovavano nel passaggio del bruco in farfalla il simbolo del defunto che passa dalla vita alla morte e il cui corpo non rappresenta che l’involucro dell’anima. Secondo questa interpretazione, il bozzolo in cui l’insetto nella sua fase larvale si chiude per uscirne profondamente modificato, rappresenta il corpo che si abbandona quando si muore e da cui vola via l’anima dalle sembianze di una farfalla. Non a caso, la parola greca Psyché si traduce nel duplice significato di anima - farfalla e la famosa favola di “Amore e Psiche” scritta da Apuleio nel II sec. d. C. si ispira proprio a tale simbolismo.
Attraverso un apparato boccale specializzato, le cicale (sia larve che adulte) succhiano i succhi vegetali. Nell’antichità invece si pensava che il cibo di questi animali fosse immateriale e, per dirla come Plinio il Vecchio “ si nutrono di rugiada”. Oltre a non mangiare, le cicale figuravano nelle credenze antiche come prive di sangue e incapaci a produrre escrementi, creature molto simile agli dei quindi, e per questo da venerare. Platone fa delle cicale le inviate delle Muse sulla Terra: “Un tempo, prima che nascessero le Muse, le cicale erano uomini. Ma quando nacquero le Muse e comparve il canto alcuni uomini furono colpiti dal piacere che continuavano a cantare, trascurando cibo e bevande, e senza accorgersene morivano. Da loro spuntò la stirpe delle cicale alle quali le Muse hanno concesso il privilegio di cantare fino alla morte senza aver mai bisogno di nutrirsi e poi salire fino a loro per riferire su chi le onori sulla Terra e quale in particolare onori tra di loro…”. Ma la cicala non ha sempre ispirato sentimenti benevoli, come dimostra la famosa favola della cicala e la formica di Esopo, poi tradotta in versi da La Fontaine:
 

“La Cicala che imprudente
tutta estate al sol cantò,
provveduta di niente
nell’inverno si trovò,
senza più un granello e senza
una mosca in la credenza […]”

Successivamente Gianni Rodari la reinterpreterà attraverso i seguenti versi:

Alla formica
Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende, regala.

E’ lo stesso Gianni Rodari che, prendendo spunto dalla “favola antica”, propone un elogio in versi ai cambiamenti, argomento su cui le cicale dalla vita attera/alata e sotterranea/terrestre sono di certo esperte.

Rivoluzione
Ho visto una formica
in un giorno grigio e triste
donare a una cicala
metà delle sue provviste.
Tutto cambia: le nuvole,
le favole, le persone…
la formica si fa generosa…
E’ una rivoluzione!

Se possono cambiare le formiche, possiamo sperare anche in un cambiamento della specie umana in favore della Terra. E speriamo non sia solo una favola…

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